Abbiano appreso attraverso gli organi di stampa le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio di qualche giorno fa rispondendo a un’interrogazione dei senatori del M5s su quali iniziative abbia intenzione di «attivare per ristabilire condizioni minime di sicurezza» nel carcere bolognese della “Rocco D’Amato” di Bologna. Rispondendo a tale interrogazione il Ministro della Giustizia ha dato dei numeri alquanto parziali che fanno passare le sigle sindacali per visionari. A riferirlo è Domenico Maldarizzi Segretario Nazionale della UIL PA Polizia Penitenziaria Sul sovraffollamento ha dichiarato il Ministro che nel 2025 sono stati disposti 57 trasferimenti di detenuti in circuiti di media sicurezza, contribuendo a mitigare l’impatto del sovraffollamento. Tutto ciò in parte è vero anche se i detenuti trasferiti dal carcere bolognese nel corso del 2025 verso altri istituti sono stati molti di più ovvero 189; peccato però – chiosa Maldarizzi - che non dica quanti detenuti sono stati trasferiti da altri istituti verso la “Rocco D’Amato” che risultano essere 278 di cui la maggior parte per “ordine e sicurezza” e se a tutto ciò si aggiungono i numeri elevati di ingressi per nuovi giunti fa si che la conta numerica ad oggi sia superiore alle 860 unità a fronte di 500 posti scarsi disponibili. Per questo – riferisce il sindacalista - possiamo concludere che il risultato è che non ha contribuito affatto a mitigare l’impatto del sovraffollamento. Sul fronte del personale, ha poi aggiunto il ministro, “Per colmare i vuoti, l’amministrazione ha già assegnato 11 viceispettori e 16 sovrintendenti provenienti dai concorsi degli ultimi anni. Il ruolo degli agenti assistenti è stato rafforzato con nuovi ingressi nel 2024 e nel gennaio 2025, oltre a ulteriori assegnazioni recenti” Su questo fronte possiamo affermare che al 01/01/2024 alla Rocco D’Amato di Bologna erano presenti 428 unità di Personale appartenenti a tutti i ruoli mentre al 01/01/2026 il Personale totale è diventato di 420 unità presenti a frante di una pianta organica già di per sé insufficiente di 520 unità.
Da gennaio 2025 a gennaio 2026 l'organico del ruolo degli agenti e degli assistenti del Corpo di polizia penitenziaria, - dichiara il Segretario Nazionale della Uil PA Polizia Penitenziaria - ossia degli operatori di base a contatto più diretto con i detenuti nelle carceri e nei servizi di traduzione e piantonamento, si è contratto di 243 unità, passando da 30.054 a 29.811, di contro i ristretti, che erano 61.861, sono aumentati di 1.638, raggiungendo la cifra di 63.499. In tutto questo, resta altissimo e pressoché invariato il numero delle aggressioni al personale, che nel 2025 sono state 3.410 (erano state 3.422 nel 2024).
Questo il quadro reale e oggettivo che emerge dall'asettica analisi dei dati ufficiali forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e che, evidentemente, smentiscono molte narrazioni più ottimistiche”.
“Certamente va dato merito al costante impegno del Sottosegretario al Ministero della Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove e al Governo Meloni di aver bandito concorsi quanto mai successo negli ultimi 30 anni, ma bisogna prendere atto che ciò, pure per le scellerate gestioni precedenti, è ancora di gran lunga insufficiente. Non solo per via dei pensionamenti, altrettanto cospicui, e per il fatto che i posti a concorso per una serie di circostanze correlate anche alla gravosità del lavoro che lo rendono poco ambito vengono coperti solo parzialmente, ma soprattutto perché a fronte di un fabbisogno reale di oltre 20mila operatori servono misure e assunzioni straordinarie e procedure mirate. Non si può affrontare una situazione di grave emergenza con strumenti ordinari”, aggiunge il Segretario della UILPA PP.
“Nell'ultimo anno, l'organico complessivo del Corpo di polizia penitenziaria è in effetti cresciuto di 783 unità (da 36.288 a 37.071), ma solo nei ruoli superiori (+243 sovrintendenti, +604 ispettori, +187 funzionari), anch’essi molto carenti, tuttavia, gli agenti impiegati nelle sezioni detentive, al contrario in decremento, sono sempre più oberati e malmenati proprio come avviene alla “Rocco D’Amato” giornalmente. Tutto ciò, palesemente, non si risolve di certo con provvedimenti estemporanei, come per esempio quello finalizzato a introdurre l'utilizzo dello spray urticante, ma con una progettualità piena e investimenti commisurati.
Noi lo ribadiamo, - conclude Domenico Maldarizzi - vanno varati urgentissimi provvedimenti realmente deflattivi della densità detentiva (a oggi 63.581 ristretti sono stipati in 46.063 posti), per potenziare rapidamente e concretamente gli organici del personale, in particolare di quello impiegato nelle sezioni detentive, ammodernare ed efficientare gli edifici, implementare le tecnologie e gli equipaggiamenti, garantire l’assistenza sanitaria e l’adeguata cura e gestione dei reclusi malati di mente, nonché per avviare riforme di sistema”,
